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Tipo di Struttura

RIFUGIO

Posti Letto

+ di 25

Altitudine ( mslm )

1.500

Regione

UMBRIA

Provincia

Perugia

Comune

Castelluccio di Norcia

Telefono

0743.823019 - 335.1428179

Sito Internet

Indirizzo Mail

Mesi di Apertura

Gennaio
Febbraio
Marzo
Aprile
Maggio
Giugno
Luglio
Agosto
Settembre
Ottobre
Novembre
Dicembre

Il sito dove oggi sorge il Rifugio Perugia si chiamava un tempo Le Mòje o Le Mòglie, vocabolo medievale che sta ad indicare un terreno umido, erboso, adatto al pascolo e alla sosta degli animali. E infatti non è raro imbattersi in branchi di cavalli e mucche che attraversano e invadono pacificamente la strada che lambisce l’edificio, cioè la carrozzabile per Castelluccio aperta negli anni ’60 del secolo scorso.
Nel 1346, quando il comune di Norcia attuò la cosiddetta ‘Divisione della Montagna’ questa contrada, con altri terreni che si spingono fino al poggio di Civitella e oltre, in direzione di Forca Canapine, fu assegnata agli abitanti di S.Pellegrino, frazione di Norcia. Ne fanno menzione gli Statuti del 1526: “con tutti altri prati et cese poste innella contrata delle Mòglie sotto la via delle Mòglie et sonno et giaccino per fino alla fonte dello pogio de Civitella…”.
Il Rifugio Perugia, che è anche l’unica testimonianza di architettura fascista esistente in area nursina, sta al centro di un sistema di sentieri e vie che abbraccia quattro regioni: Umbria, Marche, Abruzzo e Lazio. Esso costituisce il fulcro tra il piano di Norcia e il piano di Castelluccio e fu uno dei principali canali di collegamento per la valle del Tronto e per la via Salaria . Da qui i Sabini discesero e si propagarono nel Piceno. Fiumi di uomini e di animali vi transitarono per millenni. Tra i personaggi più famosi si segnalano quattro generali: Lucio Mummio, conquistatore della Grecia nel 146 a. C., Nicolò Piccinino e Francesco Sforza che vi furono nel 1437 e 1438, Giuseppe Garibaldi diretto a Roma nel 1849. Ma troppo lungo sarebbe elencare tutti gli uomini d’arme, ufficiali, commissari, letterati, religiosi, artisti, mercanti, erboristi, briganti, negromanti, passati da queste parti. Se ci si allontana un po’ dalla piccola conca dove è adagiato il Rifugio, l’occhio comincia a spaziare dall’altopiano di Norcia al Terminillo, dal piano Grande al massiccio del Vettore, da Castelluccio alla catena dei Sibillini e ai monti della Laga.
Il Vettore rappresentò per le popolazioni indigene un centro religioso di primaria importanza, al punto che divenne una sorta di Olimpo italico. Il suo nome deriva direttamente da ‘Iuppiter Victor’ che vuol dire Giove Vittorioso. A questo gigante dell’Appennino si ricollegano per vie recondite le leggende popolari della grotta della Sibilla e del lago di Pilato, detto anche il lago Averno di Norcia. Altre testimonianze della sacralità di monte Vettore sono Forca di Presta, lo Scoglio dell’Aquila, la Valle Santa. La prima rimanda a Prestita, divinità sabina protettrice dei valichi e dei confini, il secondo è legato all’aquila, attributo di Giove, la terza indica la valle che conduceva allo scoglio e alla montagna del padre di tutti gli dei. Tutta l’area dei Sibillini fu teatro di antichissimi culti religiosi , credenze superstiziose e pratiche magiche.
Per restare nelle immediate vicinanze del Rifugio Perugia, due santuari d’altura occupavano le cime di monte Ventosola e di monte Cappelletta. Vi sono poi due ragioni che mostrano la stretta correlazione esistente fra la contrada delle Moje e il territorio circostante. A poca distanza dal Rifugio, nel punto in cui la strada per Castelluccio si affaccia e prende a scendere obliquamente verso il pian Grande inizia la cosiddetta ‘costa Precino’, che è il nome antico della pianura sottostante, ‘lu Pricinu’ appunto. Il termine viene da ‘apricus’, aggettivo quanto mai adatto a designare la spianata orientata perfettamente da nord a sud. Del resto il primo nome di Castelluccio fu proprio Castel Monte Precino. La seconda ragione ha a che fare con la ‘Divisione dei Monti’ ricordata sopra ed ha una insospettata valenza agrimensoria. Una linea ideale divideva in due metà il Pian Grande partendo dalla cima più alta di monte Vettore (versante umbro), toccando il cosiddetto Sassone a Piè di Vettore e terminando sulla vetta della Ventosola, dunque ancora una volta nei paraggi del Rifugio. Da questa linea madre, che un tempo veniva tracciata con l’aratro sul terreno, si dipartivano tutte le altre ripartizioni minori che delimitavano i prati e i terreni dati in uso ai cittadini di Norcia. Ancora oggi si trovano tracce di queste divisioni.
Per saperne di più si consiglia la lettura degli Statuti di Norcia editi nel 2011 a cura di Romano Cordella e il volume ormai pressoché esaurito intitolato “Castelluccio di Norcia, il tetto dell’Umbria”, a cura dello stesso autore e di Paolo Lollini.